Cosa significa "impronta ecologica" in chiave ESG

L'espressione impronta ecologica (ecological footprint) nel linguaggio della sostenibilità aziendale indica l'insieme degli impatti ambientali generati da un'organizzazione nel corso delle proprie attività: le emissioni di gas serra, il consumo di energia e di risorse naturali (acqua, materie prime), la produzione di rifiuti, l'inquinamento di aria, acqua e suolo e gli effetti sulla biodiversità degli ecosistemi in cui opera.

Nel contesto del bilancio di sostenibilità, la rendicontazione ambientale richiede non solo di quantificare questi impatti, ma anche di descrivere le politiche adottate per ridurli, i target definiti e i progressi compiuti nel tempo. Gli standard ESRS dedicano cinque standard tematici alla componente ambientale: E1 Cambiamento climatico, E2 Inquinamento, E3 Acque e risorse marine, E4 Biodiversità, E5 Utilizzo delle risorse ed economia circolare.

Le emissioni di gas serra: Scope 1, 2 e 3

Il tema più rilevante — e spesso il più complesso da misurare — è quello delle emissioni di gas serra (GHG, Greenhouse Gas Emissions). Il sistema di classificazione adottato a livello internazionale, definito dal GHG Protocol e recepito dall'ESRS E1, distingue tre categorie di emissioni in base alla fonte e al livello di controllo dell'azienda.

Scope 1

Emissioni dirette

Fonti controllate direttamente dall'azienda: flotta aziendale, caldaie, processi produttivi, climatizzazione con gas refrigeranti

Scope 2

Energia acquistata

Emissioni indirette legate all'energia elettrica, al vapore e al calore acquistati dall'esterno e consumati dall'azienda

Scope 3

Catena del valore

Tutte le altre emissioni indirette: fornitori (upstream) e uso del prodotto, logistica a valle, fine vita (downstream)

Le emissioni vengono misurate in tonnellate di CO₂ equivalente (tCO₂e) — un'unità che permette di confrontare l'impatto di gas diversi (metano, N₂O, HFC, ecc.) convertendoli nell'equivalente in CO₂. I fattori di emissione usati per la conversione (es. grammi di CO₂ per kWh di elettricità consumata) sono pubblicati da diversi enti accreditati: il DEFRA (UK Department for Environment, Food & Rural Affairs) pubblica i fattori GHG più usati a livello internazionale, aggiornati annualmente; l'US EPA fornisce fattori di riferimento per le emissioni da combustione e processi industriali; l'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) pubblica fattori nazionali specifici per l'Italia, incluso il fattore di emissione dell'elettricità della rete italiana. ecoinvent è il database europeo di riferimento per l'analisi del ciclo di vita (LCA) e per i fattori di emissione dei materiali e dei processi produttivi. L'AIB (Association of Issuing Bodies) pubblica specificamente i fattori del residual mix europeo, utilizzati nel calcolo Scope 2 con il metodo market-based (cioè per chi acquista energia elettrica con Garanzie d'Origine).

Perché lo Scope 3 è il più difficile — e il più rilevante

Per la grande maggioranza delle aziende, oltre il 70% delle emissioni totali è classificato come Scope 3. Comprende i viaggi di lavoro dei dipendenti, le emissioni legate alle materie prime e più in generale ai prodotti acquistati (inclusi gli imballaggi), il trasporto delle materie prime e dei prodotti alle sedi aziendali (trasporto upstream), il trasporto dei prodotti ai clienti (trasporto downstream), l'uso del prodotto da parte dei consumatori finali e il suo smaltimento a fine vita. Misurare lo Scope 3 richiede la collaborazione della supply chain e l'utilizzo di dati primari (fornitori) o di fattori di emissione medi di settore.

Energia: rinnovabile vs. non rinnovabile

La rendicontazione energetica (GRI 302, ESRS E1) richiede di distinguere chiaramente tra fonti rinnovabili e non rinnovabili, sia per l'energia prodotta internamente (fotovoltaico, idroelettrico, cogenerazione a biomasse) sia per quella acquistata dall'esterno.

I principali indicatori da misurare:

  • Consumo totale di energia — in GJ o MWh, distinto per fonte (elettricità, gas naturale, gasolio, biomassa, ecc.)
  • % di energia da fonti rinnovabili — percentuale del consumo totale coperta da fonti rinnovabili, sia autoprodotte sia acquistate con Garanzie d'Origine (GO) o contratti PPA
  • Intensità energetica — energia consumata per unità di output (per ton di prodotto, per m² di spazio, per milione di euro di fatturato): permette di confrontare l'efficienza nel tempo e con i peer
  • Risparmi energetici da interventi di efficienza — kWh risparmiati grazie a investimenti in efficienza energetica (LED, isolamento termico, motori a alta efficienza, ecc.)

Acqua e risorse marine (ESRS E3)

La gestione sostenibile delle risorse idriche è un tema materiale per molte PMI italiane, in particolare nel settore agroalimentare, manifatturiero, tessile e chimico. La rendicontazione richiede di distinguere tra:

  • Prelievo idrico (water withdrawal) — volume totale di acqua estratta da sorgenti superficiali, falde acquifere, reti idriche pubbliche, acque piovane
  • Consumo di acqua (water consumption) — quota dell'acqua prelevata che non viene restituita alla fonte (per evaporazione, incorporazione nel prodotto, ecc.)
  • Scarichi idrici — volume e qualità dell'acqua reimmessa nell'ambiente, con riferimento alle autorizzazioni allo scarico e ai limiti normativi
  • Stress idrico del territorio — contestualizzazione dei prelievi rispetto alla disponibilità idrica del bacino geografico in cui si opera (alcune aree italiane del Sud e dell'Appennino sono classificate ad alto stress idrico)
ESRS E3 vs GRI 303: cosa si rendiconta?

I due standard richiedono disclosure diverse sull'acqua. L'ESRS E3-4 richiede la disclosure del consumo idrico — calcolato come differenza tra prelievo e scarico (l'acqua che non torna alla fonte per evaporazione, incorporazione nel prodotto, ecc.). Il GRI 303, in caso di materialità, richiede invece disclosure separate: GRI 303-3 per il prelievo per fonte, GRI 303-4 per lo scarico per destinazione e qualità, GRI 303-5 per il consumo. In sintesi: ESRS chiede il netto (consumo); GRI chiede il dettaglio di entrambi i flussi (prelievo e scarico).

Rifiuti ed economia circolare (ESRS E5)

La gestione dei rifiuti non riguarda solo lo smaltimento: l'approccio dell'economia circolare richiede di ragionare in termini di ciclo di vita dei materiali, privilegiando riuso, riciclo e recupero rispetto allo smaltimento finale. La rendicontazione ESRS E5 richiede di misurare:

  • Rifiuti totali prodotti — in tonnellate, distinti per tipologia (rifiuti pericolosi/non pericolosi, rifiuti da imballaggio, scarti di produzione, RAEE, ecc.)
  • Destino dei rifiuti — percentuale avviata a riutilizzo, riciclo, recupero energetico, incenerimento senza recupero e smaltimento in discarica
  • Materie prime riciclate — percentuale di materiali riciclati o da fonti rinnovabili utilizzati nella produzione rispetto al totale
  • Packaging sostenibile — presenza di politiche per ridurre il packaging primario, secondario e terziario; percentuale di packaging riciclabile, riutilizzabile o compostabile
  • Prodotti rigenerati o riparati — eventuali iniziative di take-back, riparazione, ricondizionamento o fine vita esteso dei prodotti

Inquinamento (ESRS E2)

Lo standard ESRS E2 copre le emissioni inquinanti in aria, acqua e suolo diverse dai gas serra, con particolare attenzione alle sostanze pericolose:

  • Emissioni in atmosfera di NOₓ, SOₓ, polveri sottili (PM2.5/PM10), COV (composti organici volatili)
  • Scarichi di sostanze pericolose nelle acque superficiali o nelle fognature
  • Contaminazione del suolo da sversamenti accidentali o attività di produzione
  • Uso e progressiva eliminazione di sostanze chimiche pericolose regolamentate (REACH, PFAS, biocidi)

Biodiversità (ESRS E4)

La biodiversità è il tema ambientale emergente nella rendicontazione ESG — rimasto a lungo in secondo piano rispetto al clima. L'ESRS E4 richiede di valutare l'impatto dell'azienda sugli ecosistemi e sulla biodiversità, sia per le attività dirette sia per quelle nella catena del valore.

I temi principali includono: uso del suolo e cambiamento di destinazione d'uso, impatto sulle aree protette (Rete Natura 2000, SIC, ZPS), frammentazione degli habitat, utilizzo di specie invasive, impatto delle attività estrattive, agricole o costruttive sugli ecosistemi locali. Per la grande maggioranza delle PMI manifatturiere o di servizi, questo tema risulta non materiale — ma vale la pena verificarlo nell'analisi di materialità, soprattutto se si è in prossimità di aree naturali protette.

Indicatori ambientali: tavola riepilogativa

AreaStandardIndicatore principaleUnità
Emissioni GHGESRS E1, GRI 305Emissioni totali Scope 1+2+3tCO₂e
Emissioni GHGESRS E1Intensità carbonicatCO₂e/€ mln fatturato
EnergiaESRS E1, GRI 302Consumo totale e % rinnovabileMWh, %
Acqua — consumoESRS E3-4Consumo idrico (= prelievo − scarico)
Acqua — prelievo e scaricoGRI 303-3/4/5Prelievo per fonte; scarico per destinazione; consumo
RifiutiESRS E5, GRI 306Rifiuti prodotti e destinazioneton, %
InquinamentoESRS E2, GRI 305Emissioni di NOₓ, SOₓ, PMton/kg
MaterialiESRS E5, GRI 301% materiali riciclati/rinnovabili%
Da dove iniziare per una PMI

I dati ambientali più facili da raccogliere in una PMI sono quelli delle bollette energetiche (elettricità e gas), delle note spese chilometriche/carburanti e dei formulari di trasporto rifiuti (FIR). Questi tre set di dati coprono già una parte significativa delle emissioni Scope 1+2 e permettono di avviare la rendicontazione ambientale — anche in modo semplificato con il VSME Standard.

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