Cos'è la CSRD

La Corporate Sustainability Reporting Directive (Direttiva UE 2022/2464, «CSRD») è la norma europea che disciplina la rendicontazione di sostenibilità delle imprese. Sostituisce la precedente NFRD (Non-Financial Reporting Directive, 2014/95/UE) ampliandone significativamente il perimetro: si passa da circa 11.700 aziende obbligate in tutta l'UE a potenzialmente 50.000, includendo per la prima volta anche molte società quotate di piccole e medie dimensioni.

Le imprese soggette alla CSRD devono pubblicare un report di sostenibilità annuale, redatto secondo gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), e soggetto a verifica da parte di un revisore indipendente (Limited Assurance).

In sintesi

La CSRD non è solo un adempimento burocratico. È un sistema di trasparenza che trasforma la rendicontazione ESG in un obbligo legale verificabile, allineato agli obiettivi del Green Deal europeo.

Quali aziende sono obbligate — e da quando

Dopo le modifiche introdotte dalla Direttiva (UE) 2026/470 (Omnibus I, in vigore dal 18 marzo 2026), la CSRD prevede un'applicazione in due ondate principali:

2025
Grandi imprese già soggette alla NFRD (report su FY 2024)

Enti di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti. Invariato dall'Omnibus. In Italia: principali banche, assicurazioni e società quotate.

2028
Grandi imprese UE — prima nuova ondata (report su FY 2027) 🆕

Imprese con >1.000 dipendenti E fatturato netto >€450 milioni (entrambi i criteri obbligatori, su base individuale o consolidata). ESRS semplificati con –61% di datapoint. Stima: ~5.000–6.000 imprese in tutta l'UE.

2029
Imprese extra-UE (report su FY 2028) 🆕

Imprese con sede fuori dall'UE con fatturato nell'UE >€450 milioni, incluse controllate e succursali UE con fatturato >€200 milioni.

PMI quotate e non quotate: nessun obbligo diretto

Le PMI quotate — che nella CSRD originale sarebbero entrate nel 2027 — sono state escluse definitivamente dall'Omnibus. Le PMI non quotate rimangono escluse. Entrambe possono rendicontare volontariamente con il VSME Standard.

L'Omnibus I: cosa ha definitivamente cambiato

La Direttiva (UE) 2026/470, pubblicata in GUUE il 26 febbraio 2026 ed entrata in vigore il 18 marzo 2026, ha apportato modifiche strutturali alla CSRD:

  • Nuove soglie cumulative: obbligo solo per imprese con >1.000 dipendenti E fatturato >€450 milioni (entrambi i criteri insieme, non in alternativa)
  • PMI quotate escluse definitivamente: non più rinviate, ma escluse dall'ambito obbligatorio
  • ESRS semplificati: riduzione del 61% dei datapoint obbligatori; solo limited assurance richiesta
  • Value Chain Cap: le imprese con meno di 1.000 dipendenti hanno il diritto legale di rifiutare richieste di dati ESG che eccedono il perimetro del VSME Standard
⚠️ Attenzione

L'Omnibus semplifica ma non elimina la CSRD. Le grandi imprese restano pienamente obbligate. E le PMI non quotate, pur esenti, subiscono crescenti pressioni indirette dalla loro catena di fornitura.

La CSRD interessa davvero le PMI non quotate?

Sì, e in modo molto concreto. Anche se la CSRD non impone obblighi diretti alle PMI non quotate, queste aziende sono esposte a tre canali di pressione:

1. Value chain pressure (pressione di filiera)

Le grandi imprese obbligate dalla CSRD devono rendicontare anche i dati ESG dei loro fornitori e subappaltatori (i propri «scope 3»). In pratica, chiedono alle PMI fornitrici di compilare questionari ESG, fornire dati di emissioni, dimostrare pratiche sociali e ambientali. Chi non è in grado di rispondere, rischia di essere escluso dalla filiera.

2. Accesso al credito bancario (EBA Guidelines)

Le banche europee, sotto le linee guida dell'EBA, devono valutare i rischi ESG nei propri portafogli di credito. Questo si traduce in domande sempre più dettagliate sulla sostenibilità delle PMI richiedenti, e in condizioni di finanziamento migliori per chi dimostra virtuosità ESG.

3. Bandi pubblici e accesso a fondi europei

I capitolati degli appalti pubblici e i criteri di selezione dei fondi europei (PNRR, fondi strutturali) integrano progressivamente criteri ESG come requisiti di ammissibilità o elementi di valutazione preferenziale.

Gli ESRS: cosa sono e come funzionano

Gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) sono il set di standard redatti da EFRAG che le aziende obbligate devono utilizzare per strutturare il proprio report. Si articolano in:

Categoria Standard Temi coperti
Trasversali ESRS 1, ESRS 2 Requisiti generali, governance, strategia, analisi di materialità
Ambiente (E) ESRS E1–E5 Clima, inquinamento, acqua, biodiversità, uso delle risorse
Sociale (S) ESRS S1–S4 Forza lavoro, catena del valore, comunità locali, consumatori
Governance (G) ESRS G1 Etica aziendale, cultura, prevenzione corruzione, lobbying

Il punto di partenza rimane sempre l'analisi di materialità: l'impresa deve identificare quali temi ESG sono rilevanti per il proprio modello di business e per i propri stakeholder (doppia materialità: materialità d'impatto + materialità finanziaria).

Il VSME: lo standard volontario per le PMI

EFRAG ha pubblicato il Voluntary Standard for SMEs (VSME), uno standard semplificato pensato appositamente per le PMI non quotate che vogliono comunicare i propri dati ESG in modo strutturato — ad esempio per rispondere alle richieste di grandi clienti o banche. Il VSME si articola in due moduli:

  • Modulo Base — dati essenziali su governance, impatti ambientali di base, pratiche lavorative. Ideale per PMI al primo approccio.
  • Modulo Narrative PAT — approfondimenti su Policies, Actions e Targets. Per PMI pronte a una comunicazione più strutturata.
Il punto di partenza per le PMI italiane

Non c'è un obbligo immediato, ma c'è un'opportunità. Le PMI che iniziano oggi a strutturare la propria comunicazione ESG — anche con il VSME o con un bilancio di sostenibilità secondo i GRI Standards — arrivano avvantaggiate quando le pressioni di filiera diventano determinanti.

Confronto CSRD vs GRI Standards vs VSME

Standard Obbligatorio Per chi Verifica esterna
CSRD / ESRS Sì (UE) Grandi imprese UE (>1.000 dip. E >€450M) Sì (Limited Assurance)
GRI Standards Volontario Tutte le organizzazioni Opzionale
VSME (EFRAG) Volontario PMI non quotate No

Come può prepararsi una PMI italiana oggi

La preparazione per affrontare le pressioni ESG — dirette o indirette — segue tipicamente queste fasi:

  1. Mappatura degli stakeholder e raccolta dati — capire chi chiede cosa: clienti, banche, fornitori, enti pubblici.
  2. Analisi di materialità semplificata — identificare i temi ESG prioritari per il proprio settore e modello di business.
  3. Raccolta e organizzazione dei dati — emissioni, consumi energetici, dati HR, governance, pratiche sociali.
  4. Prima rendicontazione — bilancio di sostenibilità secondo GRI Standards o report VSME, calibrato sulla maturità aziendale.
  5. Miglioramento continuo — definizione di obiettivi misurabili (targets) e integrazione della sostenibilità nella strategia aziendale.

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