Cos'era la CSRD prima dell'Omnibus
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) era entrata in vigore nel gennaio 2023, con un calendario a scaglioni:
- Esercizio 2024 (report 2025): grandi imprese già soggette alla NFRD (oltre 500 dipendenti)
- Esercizio 2025 (report 2026): grandi imprese con più di 250 dipendenti e fatturato >40M€ o attivo >20M€
- Esercizio 2026 (report 2027): PMI quotate (tranne le microimprese)
- Esercizio 2028 (report 2029): imprese di paesi terzi con fatturato EU >150M€
La CSRD richiedeva l'adozione degli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) e l'analisi di doppia materialità, un cambiamento significativo rispetto alla NFRD precedente.
Cosa ha cambiato l'Omnibus — versione definitiva
La Direttiva (UE) 2026/470 è legge in vigore dal 18 marzo 2026. Le modifiche alla CSRD sono definitive (salvo eventuali aggiustamenti tecnici futuri). Tre le novità principali:
1. Innalzamento e revisione delle soglie — logica cumulativa, non alternativa
La nuova logica non è "o/o" ma "E": sono obbligate le imprese che soddisfano entrambi i seguenti criteri cumulativamente:
- Più di 1.000 dipendenti (media annua, su base individuale o consolidata)
- Fatturato netto annuo superiore a €450 milioni
Non basta superare una soglia — servono entrambe. Un'impresa con 2.000 dipendenti e €200M di fatturato è esclusa. Una con 500 dipendenti e €600M di fatturato è esclusa. Solo chi supera entrambi i limiti rientra nell'obbligo. Il risultato: circa 5.000–6.000 imprese in tutta l'UE, contro le ~49.000 della CSRD originale (riduzione dell'88%, non del 76% come stimato in fase di trilogo).
2. Semplificazione degli ESRS — confermata al –61%
Confermata la riduzione del 61% dei datapoint obbligatori. Gli standard settoriali (circa 40) sono stati soppressi come obbligatori — rimangono facoltativi su richiesta della Commissione. Solo limited assurance richiesta: la reasonable assurance prevista dalla CSRD originale è stata eliminata.
3. Il calendario — definitivo
Le imprese che erano nel secondo e terzo scaglione originale (>250 dipendenti, PMI quotate) non sono semplicemente rinviate: sono definitivamente escluse dall'obbligo perché non raggiungono le nuove soglie. Non è un rinvio — è un'esclusione permanente.
Gli Stati Membri devono recepire la Dir. 2026/470 entro il 26 febbraio 2027. In Italia il D.Lgs. 125/2024 dovrà essere aggiornato. La Commissione UE adotta i nuovi ESRS semplificati entro agosto 2026, applicabili dal FY 2027.
Il calendario definitivo post-Omnibus
Grandi imprese ex-NFRD (enti di interesse pubblico, >500 dipendenti). Invariato dall'Omnibus. In Italia: ENI, Enel, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Generali e simili.
Imprese UE con >1.000 dipendenti E fatturato netto >€450 milioni (entrambi i criteri obbligatori). ESRS semplificati con –61% di datapoint. Solo limited assurance. Stima: ~5.000–6.000 imprese in tutta l'UE.
Imprese con sede fuori dall'UE con fatturato consolidato nell'UE >€450 milioni, incluse controllate e succursali UE con fatturato nell'UE >€200 milioni.
Le PMI quotate — che nella CSRD originale sarebbero entrate nel 2027 — sono state escluse dall'Omnibus, non rinviate. Le PMI non quotate rimangono escluse. Entrambe possono rendicontare volontariamente con il VSME Standard (EFRAG, disponibile da dicembre 2024).
Cosa cambia per le PMI non soggette all'obbligo diretto
L'Omnibus ha escluso molte PMI dall'obbligo diretto di rendicontare secondo la CSRD, ma questo non significa che le PMI possano ignorare la sostenibilità. I canali di pressione indiretta rimangono attivissimi — e l'Omnibus ha anche introdotto una protezione esplicita (il Value Chain Cap): le imprese con meno di 1.000 dipendenti hanno il diritto di rifiutare richieste di dati ESG che eccedono il perimetro del VSME Standard.
Le pressioni indirette rimangono comunque strutturali:
- Pressione di filiera: le grandi imprese soggette alla CSRD devono rendicontare la propria supply chain. Devono quindi raccogliere dati ESG dai propri fornitori — incluse le PMI. Il VSME Standard è nato esattamente per questo: rispondere alle richieste dei clienti grandi.
- EBA Guidelines e sistema bancario: le banche europee devono integrare i rischi ESG nella valutazione del credito, indipendentemente dalla CSRD. Le PMI che vogliono accedere a condizioni vantaggiose devono documentare il proprio profilo ESG.
- Bandi pubblici e appalti: i CAM (Criteri Ambientali Minimi) e le clausole ESG negli appalti pubblici non dipendono dalla CSRD.
- Investitori e M&A: chi valuta un'acquisizione o un investimento in una PMI guarda sempre più ai criteri ESG.
L'Omnibus non è un via libera per ignorare la sostenibilità. È una riduzione della pressione normativa diretta, non di quella commerciale e finanziaria. Le PMI che si preparano oggi — anche volontariamente — si trovano in una posizione vantaggiosa nei confronti di banche, clienti e potenziali partner.
Come prepararsi — anche come PMI
Con il quadro normativo ora definito, una PMI italiana può fare alcune cose concrete:
- Mappare le richieste dei clienti principali: se lavori per grandi gruppi soggetti alla CSRD, probabilmente riceverai presto questionari ESG. Identificare in anticipo quali dati ti verranno richiesti è il primo passo.
- Iniziare a misurare i dati chiave: consumi energetici, emissioni, dati sul personale, rifiuti. La raccolta dati richiede tempo; vale la pena iniziare subito, anche senza un obbligo formale.
- Valutare il VSME Base: il modulo base del VSME Standard è il punto di riferimento per rispondere alle richieste della filiera CSRD. 11 indicatori quantitativi, chiari e misurabili.
- Considerare un primo bilancio GRI: se hai già relazioni con banche o filiere che lo apprezzano, un bilancio GRI è un investimento che produce risultati concreti già nel breve termine.
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